vengono da Roma, giro Borgata Boredom, si chiamano Valerio Mattioli (potreste averlo letto sulle colonne di Blow Up occuparsi della psichedelia tropicale di Sun Araw ed Eternal Tapestry e dei suoni della Not Not Fun) e Francesco de Figuereido, e non si può dire che non catturino l’attenzione già con il loro nome, gli Heroin In Tahiti, oltre che con il titolo di questo loro disco di esordio, Death Surf, in uscita il 2 Febbraio per Boring Machines.
quasi come se il famoso pittore innamorato della Polinesia fosse stato Egon Schiele piuttosto che Paul Gauguin. quasi come se i diari di bordo di James Cook li avesse scritti invece Thomas Eliot. quasi come se il rapporto tra acqua e sabbia da quelle parti si fosse improvvisamente invertito, per permettere a quel western impossibile che gli #Heroin In Tahiti sembrano voler mettere in musica di concretizzarsi (il secondo brano non si chiamerà a caso Spaghetti Wasteland). trasformando poi a proprio piacere un immaginario che tra l’altro potrebbe a volte coincidere, nella realtà, molto più a quello che hanno in mente loro - il suggerimento è di wikipedia.
